Storie ed Episodi dei Demalish
Questa avvincente raccolta di storie comprende solamente racconti riguardanti i Figli del Fato poichè gli attuali Incarnati sanno ben poco della Stirpe generata da Loc.
A proposito della storia dei Demalish è importante conoscere la suddivisione del periodo in cui essi vissero su Ardania.
Tre sono difatti i periodi che caratterizzarono l'esistenza dei Demalish:
L'Era del Fato.
Quando nascono i Primi Nati e viene generata la Stirpe della Mano del Fato.
è a grandi linee l'era di cui si parla nella "Prestoria".
In questo lasso di tempo la terra è giovane ed i Demalish si occupano più degli elementi e delle cose basilari che non degli esseri animati, poco sviluppati e rari.
L'Era della Stirpe.
Periodo centrale e florido dei Demalish.
L'intera stirpe Demalish è completa e vive su Ardania insieme a piante ed animali.
L'Era dell'Ira.
Essa va dalla morte fisica della Mano del Fato alla scomparsa dell'ultimo dei Demalish.
In quest'ultima era compaiono umani ed orchi e Loc genera i suoi Figli del Desiderio.
TOMO I - Tromberg e il Fuoco
Stava il Duca del Tuono parlando con una tribù molto docile di Orchi. Discuteva con loro della bellezza delle tempeste, quando improvvisamente dalla valle sottostante si udirono roche grida umane e numerose lance di legno traffissero gli ospiti di Tromberg. Spaventati i restanti scapparono.
Resosi invisibile ai nuovi venuti meditò su un modo per scacciarli, senza ferirli. Vide che il terreno era cosparso di tronchi tagliati dagli orchi.
Richiamò con un maestoso urlo il suo elemento e lo scagliò tutt'intorno. Gli umani, atterriti, fuggirono al loro villaggio. Soddisfatto, Tromberg decise di andare a cercare i suoi interlocutori orchi.
In seguito apprese che i tronchi da lui distrutti generarono un nuovo elemento che fu molto utile agli umani.
TOMO II - Gron e i Ciottoli
Un giorno un gruppo di macigni decise di spostarsi, iniziò quindi a franare verso una foresta.
Di passaggio il Re dei Sassi capì l'intenzione dei suoi sudditi e disse: "Amate Rocce, non sempre siete leggiadre nei vostri movimenti e non è educato distruggere questa bella e saggia foresta, vi consiglio di farvi aiutare dal fiume se volete muovervi un po' più lontano senza cambiare troppo le cose". I Sassi ascoltarono il consiglio e rotolarono dentro il fiume.
Tempo dopo Gron passeggiava sulla spiaggia quando vide piccoli sassi semi rotondi che si muovevano a gran velocità. Dopo averlo notato, il gruppo si diresse verso di lui: "Grazie Sire" dissero "Noi siamo quelle rocce a cui deste quell'utile consiglio. Trasportate dalle acque siamo diventate più piccole e liscie, ed ora rotoliamo a gran velocità".
Fu così che Gron divenne il Re dei Sassi e dei Ciottoli.
TOMO III - L'inverno di Neva
Neva era anche chiamata la Dama del Gelo, essendo lei a controllare il freddo nel mondo.
Amava molto gli animali ed una volta infatti,
dopo aver udito un branco di lupi ululare tristemente, subito accorse per conoscere il problema. Il capo branco le spiegò: "Signora, il nostro problema non è nulla in confronto alle sue faccende, ma molto ci rattrista. è sorto da poco un fiume che ci divide dal territorio di un altro gruppo di lupi con cui siamo imparentati e che vorremo andare a trovare".
Neva sorrise e li tranquillizzò: "Non vi preoccupate farò in modo che ogni tanto potrete andare da loro senza dover rimanere per sempre lì".
Soffiò delicatamente verso il fiume che gelò all'istante e divenne un comodo ponte per i lupi.
Da allora il gelo ogni anno si ricorda dell'ordine di Neva e torna in quelle terre.
TOMO IV - I regali di Mut
Quando lo ritenne opportuno il Lanciere di Ferro cominciò a donare, agli animali che potevano usarle, delle armi di legno con parti in ferro.
Aveva regalato queste agli orchi e ad altre creature quando, durante la consegna dei preziosi oggetti, notò che un gruppo di uomini aveva già le stesse armi.
Ritornò allora al primo villaggio di orchi e scoprì che essi erano stati derubati e in parte trucidati.
Senza essere minimamente infastidito pensò però che fosse giusto far guadagnare agli uomini l'uso di quelle armi. Andato dagli esseri umani, chiese al ferro di sciogliersi e tornare pietra. I ladri di armi si misero a piangere per la sorpresa.
Mut allora si trasformò in uno di loro e, uscito dal bosco, mostrò agli altri come le pietre diventassero grazie al calore del fuoco duro metallo.
La conoscienza della metallurgia si sparse dappertutto ed anche il gruppo di orchi derubato imparò a forgiare.
TOMO V - La tranquillità di Clanf
Al tempo in cui vissero i primi Demalish, dopo un lungo lavoro di modellamento delle montagne e delle colline, Clanf, conosciuto per essere molto taciturno, cercava del riposo dal rumore assordante della terra che si muoveva.
Passò per un bosco, ma il terreno lì era zeppo di erbette e simili cose piccole che davano fastidio alle braccia.
Passò per un'ampia pianura, ma lì il Sole picchiava troppo forte.
Indeciso tento di dormire su un'aspra montagna, ma anche qui gli dava fastidio quel venticello gelido che carezzava il collo.
Anche la spiaggia non andava bene, la sabbia era poco fina e si attaccava fastidiosamente al corpo.
Comunemente erano i Demalish fonte di consiglio e di aiuto, ma accadde che Clanf vide un passerotto costruire un nido usando paglia e altre piccole cose. Sorrise e finalmente trovò il suo gaciglio ideale. Prese l'acqua di un fiume e la mescolò a della sabbia, vi uni poi la terra di una pianura e appoggio la fanghiglia su un bosco.
Questo divenne con poca vegetazione fina, riparato dal Sole, calduccio ed umido. Nacque la palude e Clanf fu soprannominato il Mastro del Fango.
TOMO VI - Cogoth salva alcuni naufraghi
Una volta Cogoth, seduto su uno scoglio, osservò il fallimentoso tentativo, ad opera di un gruppo di umani, di imitare il nuoto di alcuni uccelli o dei pesci. Su di un tronco questi si avventurarono molto al largo e lì furono travolti da un'onda.
Senza farsi vedere troppo, il Demalish chiese all'acqua di non entrare nel corpo degli uomini e anzi di spospingerli su un qualche terreno. Dopo aver sbrigato altre piccole promesse, tornò dai naufraghi, che trovò disperati su di un'isola.
Si mostrò allora e chiese: "Avventurosi esseri, cosa vi fa dispiacere così tanto, dopo esservi salvati dall'annegare?". "Somma Creatura degli Abissi" dissero questi "siamo ben felici di aver salva la vita, ma non sappiamo di cosa vivere su quest'isola, non riusciamo a prendere gli svelti pesci".
Cogoth annuendo ideò una soluzione. Prese dell'erba da una foresta e la portò sull'isola. Non trovando spazio fertile la buttò nell'acqua vicino alla terra e le ordino di sopravvivere. Dopo alcune lamentele l'erba allargò le foglie e mutò le abitudini per vivere in acqua.
Vissero così gli abitanti di quell'isola strappando dagli scogli le alghe.
TOMO VII - La noia di Dabi
Era nota a tutti i Demalish la passione di Dabi per sferrare possenti pugni. L'unico problema che i suoi colpi erano talmente potenti da distruggere qualsiasi cosa in un raggio molto ampio.
Le poche volte che aveva usato i suoi ganci in luoghi come boschi e montagne aveva creato profonde voragini. Non potendo allora colpire dei bersagli in particolare scagliava la sua forza davanti a se, nell'aria. Getti d'aria fortissimi si creavano in questo modo, arrivando molte volte alla nascita di uragani. UN giorno in cima ad un monte si stava allenando come di consueto quando vide che un'aquila passava in quel momento davanti a sè, deviò il colpo così che il vento girasse.
La raffica voltò molto velocemente e ritornò verso Dabi che fu scagliato lontano. Il Demalish dopo aver esclamato "Uuuhi!", capì quasi immediatamente cosa fosse successo, ma oramai era lontanissimo dalla montagna.
Mosse lentamente la mano davanti a sè e cominciò a precipitare. Quando toccò terra fece una profonda voragine. Si ritrovò in una grande spiaggia, dove il mare non si vedeva. Uscito tranquillamente dal buco gli venne una brillante idea.
Scaglio un pugno sul terreno ai suoi piedi ed una nube gigantesca di sabbia si alzò. "Ho trovato dove divertirmi!" disse felice.
Da allora Dabi si fece chiamare il Sultano del Colpo Secco e le dune del deserto sono diventate molto più alte.
TOMO VIII - Ruh e l'evoluzione
L'Artiglio del Vento, ovvero Ruh, era un Demalish con un particolare zelo ed a cui piaceva molto volare. Controllava sempre se qualche volatile avesse dei problemi. In un bosco trovò un uccello, da lui conosciuto per l'essere molto debole e in procinto di estinguersi, raggomitolato su un albero.
Ruh guardò alla base dell'albero e vide una lince pronta a scattare verso il pennuto. Il Demalish gonfiò i polmoni e garrì così forte che la lince scappò terrorizzata. Il suono prodotto da Ruh appariva spaventoso a tutte le creature eccezione fatta per i volatili, per i quali tale verso era di una bellezza indescrivibile.
Dopo essersi ripreso l'uccello alzò un'ala e mostrò poche uova oramai pronte a schiudersi.
"Mmmm... Vedo che i tuoi piccoli stanno per nascere ed hai paura che quando andrai a cercare del cibo, bestie come quella di prima trovino uno spuntino facile." disse Ruh "Posso aiutarti, ma la generazione dei tuoi pulcini dovrà cambiare. E tu dovrai volerlo. Ovviamente io darò una piccola spinta al Cambiamento".
Quando i pulcini nacquero il Demalish portò il nido su un alto monte e con il suo potere permise ai pulcini di vivere in condizioni tanto estreme. Con il passare dei mesi i pulcini crebbero più della madre. Il loro becco si fece ricurvo e le ali divennero ampie.
Le acquile da quel giorno solcano il cielo sopra le nostre teste.