La sveglia ha suonato ancora più presto del solito Martedì 14, alle quattro meno un quarto di mattina, una vera follia calcolando che sono andato a letto verso le due come al solito. Ma c'era un motivo degno di nota, la partenza per la gita del quinto, il viaggio di istruzione a Barçelona!
L'inaspettata comparsa della Preside come accompagnatrice ha creato molte situazione di sconforto, rabbia e insurrezione generale.

Ma il viaggio è andato perfettamente, mi posso lamentare soltanto delle cene che erano come milkshaker nello stomaco.
I pranzi invece sono stati eccezionali, abbiamo trovato una trattoria al porto, frequentata da tutta gente del posto
*tra cui molti pescatori* che con meno di dieci euro ci dava primo, secondo, dessert, caffè e bottiglie di un ottimo vino della casa a non finire. Insomma tutti i pomeriggi eravamo abbastanza allegrotti. C'era Marina a servire ai tavoli, una piccola signora catalana che parlava come un razzo, suscitando l'ilarità generale tra di noi, che ci siamo rifiutati di rovinare la magia dell'incomunicabilità usando l'inglese.
Ci siamo beccati un bel po' di
"Italianos Cohones" insomma, ma erano detti senza cattiveria, mentre tutti quanti ridevamo. Epica la scena di Damian che si alza dalla tavola e prorompe con un
"rottino" di proporzioni epiche, facendo prima rimanere la sala di stucco, con tre rozzi muratori a bocca aperta, e poi richiamando una risata irresistibile tra tutti i presenti che ci stava facendo piegare in due.
Una bella città non c'è dubbio, anche se c'è da dire che non regge il confronto con Roma, neanche un po'. Abbiamo percorso la maledetta Rambla
*il vialone principale* uno sproposito di volte, visitando i vari quartieri, la cattedrale, i musei di Gaudì, di Picasso
*quello sporcaccione*, l'aquario, Parc Guell

, l'ospedale e infine la Sagrada Familia. Quest'ultima è stata molto divertente, sopratutto per la lunghissima rampa di scale che c'era da fare per arrivare sopra. Mentre salivamo stavamo discutendo su com'è possibile che dei mattoni appoggiati l'uno sull'altro riuscissero a tenersi così stabilmente. Insomma scendendo ci stavam cagando sotto dalla paura e per gli spifferi freddissimi ai fianchi.
Anche in quest'uscita le forze dell'ordine mi hanno fermato e mi stavano per sbattere in prigione. Dopo essermi comprato un paio di occhiali tarocchi infatti stavo seguendo il tipo per farmi dare anche la borsetta quando sento qualcuno dietro di me dire
"Hombre! Hombre!", mi giro e c'è un netturbino. Io mi volto di nuovo e faccio per attraversare quando, dopo le insistenze dell'operatore ecologico, realizzo che in Spagna i poliziotti municipali sono vestiti come degli spazzini. Gli vado incontro e mi comincia a fare un discorso lungo di cui capisco tre parole: illegal, detention e Ispagna.
"Speak in English, i'm italian, i don't understand." è la mia fulminea risposta. Il poliziotto allora ripete il discorso mimando il gesto dell'essere ammanettati. Trattenendomi dal ridere gli dico
"Say it in English." e guardandomi pure quello divertito dice
"Ehhh... In English, Andale! Andale!" e io colgo l'occasione per fuggirmene allegramente con i miei occhiali a specchio, notando tra l'altro che le professoresse stavano là vicino, a guardarmi senza intervenire, visto che stavano per commettere il mio stesso crimine.
Ci sono altri episodi ugualmente divertenti. Come Fabbio
*Piccau* che mentre stavamo prendendo l'ultima metro di mezzanotte e qualcosa, si è fermato a prendersi una Coca Cola e una merendina ad un distributore, trovandosi improvvisamente solo. L'idea geniale che ha avuto è stata quella di chiamare la madre, svegliandola verso mezzanotte e mezzo e dicendogli di essersi perso a Barcellona.
O anche Ivan e Vanessa che l'ultima

sera sono rientrati in albergo alle sei e mezzo di mattina, dopo essersi incontrati accidentalmente con la guerriglia urbana che c'è stata per la festa di San Patrizio. Sto ancora aspettando che Ivan racconti di aver ucciso qualcuno.
Rock ha bevuto come una spugna, mentre Massimiliano si è ubriacato per la prima volta, con un solo bicchiere di Sangria. Aspetto che sia proprio Rock a raccontare l'aneddoto di cui è protagonista lui e Nicolò e nel quale ha dimostrato per l'ennesima volta di non saper cogliere l'attimo giusto con le ragazze.
Io mi sono arreso invece. Non riuscirò mai a reincontrare la Canadese con il cappello da francese che abbiamo incontrato a Parc Guell. Avevamo anche preso l'indirizzo di Messenger di una sua amica, ma guarda caso ora che siamo tornati a sc#@°a nessuno lo ritrova più. La concorrenza è una cosa terribile. Mi consola il fatto che almeno sono riuscito a scattarle una bella foto.
Nei prossimi giorni continuerò a mettere online i filmati e le foto. Meglio così che metterle tutte insieme, almeno la prima pagina cambia un pochino più spesso.