Stava rimuginando su di un particolare del giorno precedente che lo aveva colpito, quando sull’autobus un signore aveva risposto al cellulare con un tono di voce così alto che tutti quelli presenti nel mezzo lo avevano potuto sentire.
Perché urlare in quel modo? Non aveva pensato al fastidio che poteva dare, o alle risa che poteva provocare? Evidentemente no e comunque aveva dimostrato di non essere

molto educato.
Ma lui perché giudicava? Era un suo diritto? Si, tutti giudicano. Il suo giudizio non avrebbe fatto male a nessuno, anche perché non avrebbe mai più rivisto quell’uomo. Quanta gente gli era passata davanti in una giornata? Tantissima. E quante persone ricordava? Tutte? No, la maggior parte di quegli individui gli passava davanti e lui non se ne accorgeva. Non era una colpa, non puoi vedere e ricordare tutto. Non sapeva neanche che cosa è il Tutto. Nessuno lo sa veramente.
Lui sapeva soltanto i suoi ricordi. Ognuno aveva dei ricordi diversi, anche della stessa cosa. I ricordi sono personali e noi li manipoliamo perché sono solo nostri e perchè ci piace farlo, ci fa stare bene. Ricordava tante cose. Il divano su cui stava in quel momento aveva più anni di lui. Gli venne in mente quando era bambino e riusciva a sdraiarsi sullo stesso divano senza occuparlo per intero. Era bellissimo starsene lì al calduccio sotto il plaid a rombi verdi, rossi e blu. Ogni volta che rievocava quel ricordo si sentiva di colpo rilassato e sicuro.