
Erano seduti in macchina danzando sulle note rock di una canzone che non sapevano cantare. Immersi nel suono vagavano persi in un universo amico, labirinto senza via di uscita.
Udivano il crudo sapore della vita accompagnato da un retrogusto aspro in cui percepivano la dolcezza dello zucchero. Pieni di vita e ricchi di idee, ma troppo complicati per essere capiti. Uno solo con se stesso, l’altro sempre insieme a qualcuno, erano legati da una reciproca comprensione dei propri io.