Tornando verso la sua stanza pensò di fermarsi un momento ai margini del chiostro e si sedette sul secondo dei tre scalini che ne segnavano il perimetro esterno. Decise di rimanere un po’ a guardare le stelle e la luna piena. Il sonno gli era passato o forse lo aveva ma preferiva starsene là.
Era attratto dalla grandezza del cielo notturno costellato da tanti puntini luminosi. Passò circa venti minuti a individuare le poche costellazioni che conosceva e che le mura intorno al chiostro non coprivano, escludendogliele alla vista. Si perse nei suoi pensieri.
Si sentiva un minuscolo essere insignificante a confronto di ciò che lo sovrastava: quella volta affrescata di stelle che più di ogni altra cosa si avvicinava al concetto di infinito. Fu percorso da un brivido mentre cercava di immaginarsi un’esistenza eterna in uno spazio illimitato e dovette sforzarsi di pensare a qualcos’altro dopo che al brivido seguirono timore ed angoscia. Chissà quale mente superiore si prefigurò il tempo e lo spazio prima di crearli e chissà se un giorno avrebbe compreso tutto o sarebbe svanito nel nulla senza sapere. Un altro brivido lo attraversò lungo la schiena.
Si accese una sigaretta e la fumò con la stessa avidità con la quale mangiava quando era affamato, facendo lunghi tiri senza pause tra l’uno e l’altro. Finita se ne accese un’altra, ma questa volta la fumò lentamente aspirando il fumo poco alla volta. Buttò i mozziconi nel cesto che si trovava in un angolo del chiostro e tornò a sedersi sugli scalini.
Si sdraiò per terra senza badare troppo alla polvere e diede un’ultima occhiata al cielo. Ritrovò l’orsa minore, il dragone e l’orsa maggiore, poi per alcuni secondi fu rapito dallo splendore della luna. Infine vinto dal freddo si alzò, deciso a tornare al calduccio sotto le coperte.
Girandosi gli parve di vedere con la coda dell’occhio un’ombra o qualcosa di simile che passava veloce alle sue spalle, lungo l’altro lato del cortile. Si voltò di scatto per capire se veramente c’era qualcuno o se era solo frutto della sua immaginazione. Non distinse nulla perché era troppo buio.
Rimase per qualche secondo immobile, attento e pronto a percepire pure il più lieve rumore, ma ancora niente. Sembrava tutto normale eppure cominciava ad avere la sensazione che qualcuno o qualcosa fosse proprio lì nascosto nell’oscurità, magari invisibile dietro la grande quercia.
Restò un'altra volta immobile per qualche attimo, poi raccolse da terra un piccolo sasso e lo scagliò verso l’albero al centro del cortile. Si udì il rumore del ciottolo impattare con il tronco e poi rimbalzare tre volte sul suolo prima di fermarsi. A parte quei suoni quasi impercettibili, nulla.
Si fece coraggio e mosse tre passi verso il centro del chiostro. Si fermò, lanciò un altro sasso nella stessa direzione di prima e aspettò nuovamente qualche secondo. Sempre e solo silenzio. Iniziò ad ipotizzare e quindi ad autoconvincersi di essersi immaginato tutto e ormai sicuro di ciò si diresse dritto davanti a se con passo lento ma deciso, sperando che se ci fosse stato qualcuno, questi avrebbe avuto tutto il tempo di dileguarsi.
Era a tre metri dalla quercia quando sentì una voce urlare e chiedere aiuto. Si girò e si diresse verso le urla che provenivano dall’interno. Appena voltatosi sentì dei passi svelti dietro di lui, come se una persona stesse correndo nel verso opposto al suo. Torse il busto ed il collo senza fermarsi per vedere chi ci fosse alle sue spalle e contemporaneamente scorse un’ombra che sgattaiolava agilmente verso l’ingresso sull’altro lato del cortile.